Le truffe allo Stato Italiano

Fatta la legge trovato l’inganno

Archive for the ‘berlusconi’ Category

Bruno Alicata, avvocato civilista del Pdl ha dichiarato soli 7.291 euro

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Reddito basso per Bruno Alicata, avvocato civilista del Pdl, che nel 2007 ha dichiarato soli 7.291 euro, piu’ un appartamento a Siracusa. Alicata segnala anche la sua presenza nel Cda di Ato rifiuti di Siracusa. Sotto i 30 mila euro poi gli imponibili di due leghisti: Armando Valli (15.879) e Giovanni Torri (26.389). Entrambi hanno una casa di proprietà: il primo a Lezzeno (Como), il secondo (che era stato sposato con una donna albanese), non indica la località del fabbricato civile.

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Marzo 28, 2009 alle 11:00 am

SENATO, VERONESI STACCA TUTTI

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SENATO, VERONESI STACCA TUTTI - Tra i senatori della XVI legislatura la ‘palma’ del Paperone quanto a redditi dichiarati nel 2008 va all’oncologo Umberto Veronesi (l’oncologo che Grillo chiama “Cancronesi”, perchè dichiara innocui gli inceneritori, incluse le nanoparticelle che emettono),  il cui imponibile nel 2007 è pari a 1.635.425 euro. Il senatore del Pd dichiara inoltre 19 terreni tra Puglia, Lombardia e Toscana e 17 fabbricati nelle stesse Regioni, piu’ una Jaguar come auto. Da segnalare anche la sua presenza nel Cda della Mondadori Editore.

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Written by ommaigod

Marzo 28, 2009 alle 10:57 am

Berlusconi ha dichiarato al fisco dieci volte in meno nel 2007 rispetto al 2006 « L’Italia ed i suoi conflitti di interessi

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Berlusconi silvio
Image via Wikipedia
Pubblicato lunedì 23 marzo 2009 in Spagna[El Paìs]Il magnate ha guadagnato 14 milioni rispetto ai 139 milioni dell’anno precedente

Nel 2007 Silvio Berlusconi, primo ministro italiano, ha dichiarato 14,5 milioni di euro al fisco italiano, quasi dieci volte in meno rispetto al 2006, anno in cui registrò un patrimonio di 139.245.570 euro. L’enorme differenza rappresenta la maggiore sorpresa delle dichiarazioni di reddito dei quasi mille parlamentari italiani, pubblicate ieri. Nel 2005, il reddito del Cavaliere era di 28 milioni. Interrogato su questa differenza Marco Ventura, portavoce del primo ministro per la stampa estera, non ha saputo spiegarne il motivo.

Nonostante ciò Berlusconi, che ha pagato un’imposta lorda di 6,2 milioni di euro, continua ad essere di gran lunga il leader politico più ricco. A seguire c’è Walter Veltroni, capo dell’opposizione e leader del Partito Democratico fino al mese scorso. Veltroni, scrittore di successo, ha dichiarato 477.788 euro, mentre il suo successore, Dario Franceschini, non arriva alla metà, 220.419.

Il leader “più povero” della Camera, con 105.633 euro, è Gianfranco Fini, della estinta Alleanza Nazionale. Tra gli altri capigruppo, il democristiano Pier Ferdinando Casini (142.130 euro), supera di poco quello della Lega Nord Umberto Bossi (134.450 euro). L’ex giudice Antonio di Pietro (Italia dei Valori), dichiara 218.000 euro.

Al Senato il più ricco è l’oncologo Umberto Veronesi, con un reddito di 1,6 milioni, 19 terreni e una Jaguar. Tra gli attuali ministri, il più benestante è quello dell’Economia Giulio Tremonti: più di 4,5 milioni di euro.

Case, automobili e barche

La dichiarazione di Berlusconi è stata accolta dalle pagine web con ironiche collette titolate “Povero Silvio” (in italiano nel testo, N.d.T.). La gran parte del suo patrimonio immobiliare si trova a Milano, cinque appartamenti e due garages. Inoltre, confessa di essere proprietario di un terreno ad Antigua (Caraibi), di una Mercedes 600, di un’Audi A6 e di tre barche.

Per quanto riguarda le partecipazioni, il Cavaliere possiede 5.174.000 azioni di Dolcedrago (che amministra i suoi grandi possedimenti, dalla villa di Arcore e Macherio a quelle in Sardegna e a Roma), 4,2 milioni di titoli della Fininvest (il gruppo mediatico-editoriale-calcistico), e quasi nove milioni di azioni delle società proprietarie di Fininvest, chiamate Holding Italiana Prima, Holding Italiana Seconda, Holding Italiana Terza e Holding Italiana Ottava.

[Articolo originale di MIGUEL MORA]

Italia dall’Estero

Omissis, quello che i Tg non dicono.

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Marzo 28, 2009 alle 10:50 am

Pubblicato in berlusconi

Le elezioni 2008 la GRANDE TRUFFA

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Ti sei accorto che la cosiddetta sinistra, stava facendo un attimo da segnaposto al cavaliere in attesa del suo ritorno trionfale?
Ti sei accorto che quando Silvio ci ha chiamati tutti “coglioni” aveva ragioni da vendere?
Quante righe di programma sono state applicate?
E che fine hanno fatto quelli che pretendevano il rispetto del programma?
Questa era la nostra gente, gente che ha tradito le nostre aspettative.
E non ne salvo nessuno, nemmeno la sx cosiddetta “radicale, che ha lasciato Mastella & co. libero di fare le sue scorribande, fino alla piena sazietà, tant’è che alla fine si è pure dimesso suicidandosi politicamente.
Vuoi che ti ricordo l’Indulto?
Vuoi che ti ricordo D’Alema dichiarare Mediaset patrimonio Nazionale, pulendosi il c…o con il cosiddetto programma che siamo andati a votare pagando un Euro, fottendosene del suo elettorato che sono 15 anni che gli chiede di regolamentare il sistema Radiotelevisivo Italiano
E’ questo il Darwinismo di cui parla Berlusconi, D’Alema è flessibile e per questo è ancora lì a darci l’illusione che faccia la volontà del suo elettorato, ma appena eletto, ogni volta, si affretta a chiarire che non potrà mai fare quello che è riportato nel programma, per il quale è stato votato.

Ed in Italia è Berlusconi che decide da 15 anni, (tenendo in ostaggio la nostra democrazia), chi si siede in parlamento e chi no.

E’ il padrone assoluto delle nostre vite, controlla i nostri desideri e le nostre passioni, può decidere cosa farci amare o odiare, può controllare i nostri impulsi, ed ho l’amara sensazione che in questi quindici anni ci ha sempre presentato la “sua sinistra.

Altrimenti non si spiega come, quella sinistra, ogni volta che si è presentata l’occasione, non abbia mai agito per raggiungere gli scopi prefissati nei programmi elettorali per i quali è stata votata.
E volendo approfondire l’analisi, quelli che chiedevano, flebilmente, l’applicazione del programma, sono stati emarginati ed etichettati come “sinistra radicale” nel migliore dei casi, o “sinistra estrema”.
Così Veltroni, la Finocchiaro, D’Alema e Co., hanno dovuto sbarazzarsi dell’anima critica del loro schieramento, perchè non allineati come “yesman” del cavaliere.
Così, ci hanno fatto vedere come si mette una pietra tombale sull’istanza di “normalizzazione” che veniva dal loro elettorato.

Quando parlo di oggi come “giorno zero”, parlo di una lenta e minuziosa ricostruzione di un paese devastato dall’ingordigia di Berlusconi e dei suoi compari (che non sono solo nel PDL), che in pieno accordo e con l’aiuto di un informazione da terzo mondo, continuano ad ignorare i principi fondanti delle vere Democrazie.
Da qualche parte ho sentito dire che siamo passati alla terza Repubblica, io dico invece che non siamo mai passati alla seconda, e comunque la seconda finirà solo con “l’abbandono del campo” di un soggetto che detiene il potere con un manipolo di “pupazzi” usando il monopolio assoluto della comunicazione.
Roba da Paesi sottosviluppati.

la batosta ci voleva e ci ricompatterà….

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Aprile 15, 2008 alle 11:57 pm

Pubblicato in I Monopoli, berlusconi, corruzione

La banda Rai

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di Emiliano Fittipaldi e Peter Gomez

Gli uomini voluti da Silvio Berlusconi. L’ascesa degli ex dc.  I progetti degli ulivisti. Gli appalti e le poltrone da assegnare. La mappa del potere nella tv di Stato

L’unica a richiederle ufficialmente è stata lei, Deborah Bergamini, la bionda assistente personale di Silvio Berlusconi, planata al marketing di viale Mazzini nel 2002 in accoppiata con Alessio Gorla, storico fondatore di Forza Italia e poi stratega dei palinsesti della tv di Stato negli anni del governo di centrodestra. Gli altri, invece, i teorici danneggiati, quelle intercettazioni che testimoniano la collusione tra televisione pubblica e privata, non le hanno volute vedere. Almeno fino a venerdì 14 dicembre i legali di mamma Rai non hanno domandato ai magistrati di Milano che venissero messi a disposizione dell’azienda non solo i brogliacci (molto riduttivi) delle telefonate della Bergamini, ma anche i nastri.

 Così, adesso, dagli schermi della televisione più lottizzata del mondo è in onda il remake di un vecchio horror. S’intitola ‘Non aprite quella porta 2′. Nel cast figurano più o meno tutti i protagonisti del grande inciucio televisivo che negli ultimi 15 anni ha, di fatto, annullato la concorrenza tra Rai e Mediaset. Gente che nei corridoi di viale Mazzini si muove spesso per bande, ora in guerra, ora in collaborazione tra loro. E racconta la storia di un’emittente costretta controvoglia a fare ormai i conti con uno scandalo dopo l’altro. Si va dagli 850.000 euro versati estero su estero da un manager Mediaset al direttore generale di Rai Cinema ed ex responsabile degli acquisti, Carlo Macchitella, per questo dimissionario a inizio 2007, per arrivare ai brogliacci della Bergamini e all’affaire Agostino Saccà: il direttore berlusconian-dalemiano di Raifiction intercettato dalla procura di Napoli, mentre discuteva con il proprietario di Mediaset di attricette da ingaggiare e di senatori da contattare perché cambiassero casacca. Di tutto, di più, insomma. Senza far mancare la ciliegina sulla torta rappresentata dal ricorso in appello, avallato in gran segreto dalla Rai del centrosinistra, contro la sentenza che aveva risarcito Michele Santoro & C. per i danni causati dall’editto bulgaro del Cavaliere e la conseguente epurazione.

Cda in stallo No, la porta di casa Rai non va aperta. Farlo significa capire che il piano, per ridurre i costi e massimizzare gli utili, ideato dal proprietario di Mediaset nel lontano 1993 in una serie di incontri con i propri dirigenti, è giunto da un pezzo a compimento. Il 22 febbraio di quell’anno, come testimoniano i verbali delle riunioni, il Cavaliere diceva che bisognava far sì che alla testa della Rai sedessero “veri manager (con i quali sarebbe più facile raggiungere un buon accordo)”, mentre Giuliano Ferrara, spiegava come una Rai libera dai partiti fosse per Mediaset veramente pericolosa. Tredici anni dopo lo scenario non cambia. Con Saccà autosospeso, Deborah Bergamini messa da parte dall’azienda, la Rai resta in mano a un consiglio di amministrazione di pura espressione politica. Un consiglio completamente bloccato dopo che, il 16 novembre, il Tar ha dichiarato illegittima la revoca del consigliere forzista Angelo Maria Petroni dal parte del ministro dell’Economia, Tommaso Padoa Schioppa, e, per certi versi, fuori legge. Il 4 comma della legge Gasparri del 2004, prevede infatti che ne facciano parte “persone di notoria indipendenza di comportamenti”. Il risultato è che quattro dei nove consiglieri sono ex parlamentari (tra cui un ex ministro, Giuliano Urbani), tre sono ex direttori di giornali di partito, mentre il presidente, Claudio Petruccioli, oltre che essere un ex onorevole ds, è pure ex presidente della Commissione di Vigilanza. A prescindere dalla qualità delle persone, è uno spettacolo mai visto nemmeno negli anni più bui della prima Repubblica.

_img__Il ruggito del Leone Ovvio quindi che si faccia oggi spazio un figlio della prima Repubblica. Nel vero senso della parola. L’uomo in ascesa è Giancarlo Leone, il figlio dell’ex capo dello Stato, nominato vice di Claudio Cappon, il direttore generale garantito, più che da Romano Prodi che puntava su Antonello Perricone, da Enrico Micheli, sottosegretario a Palazzo Chigi. Leone capeggia un gruppo di manager e funzionari che ha pazientemente atteso nell’ombra l’occasione per tornare in sella: sono quasi tutti democristiani doc che hanno riacquistato il controllo dei gangli vitali dell’azienda. Attualmente vicedirettore con delega ai palinsesti, Leone è entrato a viale Mazzini nel 1983 dalla porta di servizio del Televideo, ma ha fatto rapidamente carriera prima nell’ufficio stampa, poi come direttore dei programmi ai tempi di Iseppi. Dal 1999 al 2006 è amministratore delegato di Rai Cinema, settore nevralgico che gestisce circa 250 milioni di euro l’anno. Un anno fa Cappon, che al ‘prodotto’ e alla gestione delle reti preferisce i bilanci, lo ha promosso vicedirettore. Mossa sbagliata, dicono molti: alla Rai un dg senza controllo sul prodotto è infatti un capo dimezzato.

(20 dicembre 2007)

Written by ommaigod

Dicembre 23, 2007 alle 11:45 am