La banda Rai

Pubblicato: dicembre 23, 2007 in berlusconi, corruzione, I Monopoli, rai, saccà
di Emiliano Fittipaldi e Peter Gomez

Gli uomini voluti da Silvio Berlusconi. L’ascesa degli ex dc.  I progetti degli ulivisti. Gli appalti e le poltrone da assegnare. La mappa del potere nella tv di Stato

L’unica a richiederle ufficialmente è stata lei, Deborah Bergamini, la bionda assistente personale di Silvio Berlusconi, planata al marketing di viale Mazzini nel 2002 in accoppiata con Alessio Gorla, storico fondatore di Forza Italia e poi stratega dei palinsesti della tv di Stato negli anni del governo di centrodestra. Gli altri, invece, i teorici danneggiati, quelle intercettazioni che testimoniano la collusione tra televisione pubblica e privata, non le hanno volute vedere. Almeno fino a venerdì 14 dicembre i legali di mamma Rai non hanno domandato ai magistrati di Milano che venissero messi a disposizione dell’azienda non solo i brogliacci (molto riduttivi) delle telefonate della Bergamini, ma anche i nastri.

 Così, adesso, dagli schermi della televisione più lottizzata del mondo è in onda il remake di un vecchio horror. S’intitola ‘Non aprite quella porta 2’. Nel cast figurano più o meno tutti i protagonisti del grande inciucio televisivo che negli ultimi 15 anni ha, di fatto, annullato la concorrenza tra Rai e Mediaset. Gente che nei corridoi di viale Mazzini si muove spesso per bande, ora in guerra, ora in collaborazione tra loro. E racconta la storia di un’emittente costretta controvoglia a fare ormai i conti con uno scandalo dopo l’altro. Si va dagli 850.000 euro versati estero su estero da un manager Mediaset al direttore generale di Rai Cinema ed ex responsabile degli acquisti, Carlo Macchitella, per questo dimissionario a inizio 2007, per arrivare ai brogliacci della Bergamini e all’affaire Agostino Saccà: il direttore berlusconian-dalemiano di Raifiction intercettato dalla procura di Napoli, mentre discuteva con il proprietario di Mediaset di attricette da ingaggiare e di senatori da contattare perché cambiassero casacca. Di tutto, di più, insomma. Senza far mancare la ciliegina sulla torta rappresentata dal ricorso in appello, avallato in gran segreto dalla Rai del centrosinistra, contro la sentenza che aveva risarcito Michele Santoro & C. per i danni causati dall’editto bulgaro del Cavaliere e la conseguente epurazione.

Cda in stallo No, la porta di casa Rai non va aperta. Farlo significa capire che il piano, per ridurre i costi e massimizzare gli utili, ideato dal proprietario di Mediaset nel lontano 1993 in una serie di incontri con i propri dirigenti, è giunto da un pezzo a compimento. Il 22 febbraio di quell’anno, come testimoniano i verbali delle riunioni, il Cavaliere diceva che bisognava far sì che alla testa della Rai sedessero “veri manager (con i quali sarebbe più facile raggiungere un buon accordo)”, mentre Giuliano Ferrara, spiegava come una Rai libera dai partiti fosse per Mediaset veramente pericolosa. Tredici anni dopo lo scenario non cambia. Con Saccà autosospeso, Deborah Bergamini messa da parte dall’azienda, la Rai resta in mano a un consiglio di amministrazione di pura espressione politica. Un consiglio completamente bloccato dopo che, il 16 novembre, il Tar ha dichiarato illegittima la revoca del consigliere forzista Angelo Maria Petroni dal parte del ministro dell’Economia, Tommaso Padoa Schioppa, e, per certi versi, fuori legge. Il 4 comma della legge Gasparri del 2004, prevede infatti che ne facciano parte “persone di notoria indipendenza di comportamenti”. Il risultato è che quattro dei nove consiglieri sono ex parlamentari (tra cui un ex ministro, Giuliano Urbani), tre sono ex direttori di giornali di partito, mentre il presidente, Claudio Petruccioli, oltre che essere un ex onorevole ds, è pure ex presidente della Commissione di Vigilanza. A prescindere dalla qualità delle persone, è uno spettacolo mai visto nemmeno negli anni più bui della prima Repubblica.

_img__Il ruggito del Leone Ovvio quindi che si faccia oggi spazio un figlio della prima Repubblica. Nel vero senso della parola. L’uomo in ascesa è Giancarlo Leone, il figlio dell’ex capo dello Stato, nominato vice di Claudio Cappon, il direttore generale garantito, più che da Romano Prodi che puntava su Antonello Perricone, da Enrico Micheli, sottosegretario a Palazzo Chigi. Leone capeggia un gruppo di manager e funzionari che ha pazientemente atteso nell’ombra l’occasione per tornare in sella: sono quasi tutti democristiani doc che hanno riacquistato il controllo dei gangli vitali dell’azienda. Attualmente vicedirettore con delega ai palinsesti, Leone è entrato a viale Mazzini nel 1983 dalla porta di servizio del Televideo, ma ha fatto rapidamente carriera prima nell’ufficio stampa, poi come direttore dei programmi ai tempi di Iseppi. Dal 1999 al 2006 è amministratore delegato di Rai Cinema, settore nevralgico che gestisce circa 250 milioni di euro l’anno. Un anno fa Cappon, che al ‘prodotto’ e alla gestione delle reti preferisce i bilanci, lo ha promosso vicedirettore. Mossa sbagliata, dicono molti: alla Rai un dg senza controllo sul prodotto è infatti un capo dimezzato.

(20 dicembre 2007)
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commenti
  1. G. Mario Donatone ha detto:

    Per motivi che presumo di conosce-re, sono stato messo da anni sul libro nero della Rai, cosa che mi proibisce di accedervi anche come Autore. Eppure non sono da butta-re, come dimostra il mio Sito che vi invito a leggere.
    Sto inviando alla stessa Azienda una diffida, cercando contestual-mente la protezione dei Presiden-ti Landolfi e Calabrò. Chiedo: chi altri mi può aiutare contro questi mali-vizi della stessa Rai? Vi sarei grato se mi rispondeste. Grazie. G. Mario Donatone.

    • onesto lavoratore ha detto:

      il popolo italiano e stanchissimo di tutte queste spese che fate voi dello stato e noi del popolo vi dobbiamo pagare con quella misera pensione che prendiamo e con quel misero stipendio e voi fate i grandi sulle spalle del popolo vene dovete andare tutti alle vostre case perché’ non cela facciamo più’ a sopportarvi siete tutti papponi pensate solo i cazzi vostri ma ci sta una persona onesta in mezzo a voi

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