Archivio per gennaio, 2008

Ragnatela Bassolino

Pubblicato: gennaio 9, 2008 in Uncategorized
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di Emiliano Fittipaldi
I pm lo incriminano per i rifiuti. Il turismo è in crisi. L’economia langue. Ma il presidente è sempre più forte. Ecco perché

Cattura la new wave di Alessandra Mammì e Sabina Minardi Nostalgia di vacanze? Voglia di fuga? Settembre è la stagione migliore. Che porta nuove mete, volti, mode ed eventi Per Napoli il governatore non ha fatto niente. Invece ad Afragola, sopra i suoi terreni, ha fatto costruire l’Ikea, Leroy Marlin e la stazione dell’Alta velocità. Pazzesco. E la sa una cosa che mi ha detto un amico fidatissimo? Il sindaco si prende i quadri dei musei e se li appende in salotto, a Posillipo. E un altro mi ha giurato che la moglie è proprietaria della Gestline e degli autobus rossi che portano in giro i turisti. Uno schifo… Il tassista è un fiume in piena, ed è infuriato nero. Colpa forse del caldo e degli affari che vanno male: in città gli alberghi sono mezzi vuoti, le prime stime parlano di una flessione dei turisti del 20-30 per cento.

Così il tassista Giuseppe fa in cinque minuti la summa completa delle leggende metropolitane che da qualche mese circolano su Antonio Bassolino, sessant’anni appena compiuti, due volte sindaco, già ministro del Lavoro e dal 2000 governatore della Campania. Dicerie senza alcun riscontro ma che, più dell’inchiesta sulla monnezza, rischiano di distruggere un politico che sull’immagine e sulla comunicazione ha sempre puntato moltissimo. Magistrati in azione, rancore degli elettori, fallimento di un’esperienza amministrativa iniziata nel 1993: intellettuali e giornalisti ammettono che il clima che si respira in città è quello del pre-Tangentopoli. Al tempo fu travolta la rete dei Gava, dei Cirino Pomicino, dei De Lorenzo. Oggi, sperano gli avversari, potrebbe essere il turno del tentacolare sistema di potere messo in piedi da quello che lo storico Paolo Macrì definisce “l’uomo più potente in Campania dal dopoguerra in poi”.

Anche se il regno di Bassolino sembra sulla
via del tramonto, in città nessuno si schiera. Politici ed élite stanno in silenzio, in attesa degli eventi. La richiesta di rinvio a giudizio della Procura di Napoli è stato un colpo durissimo, ma le accuse di truffa aggravata e frode che il governatore avrebbe commesso in qualità di commissario per l’emergenza rifiuti per ora hanno fatto meno danni del previsto. Don Antonio ha collezionato solo attestati di stima. Da Fassino a D’Alema, da Rosy Bindi a Veltroni, dal cardinale Crescenzio Sepe fino ad alcuni esponenti dell’opposizione. Prima di attaccare o’ Presidente, infatti, ci si pensa due volte.

In tre lustri Bassolino ha messo in piedi un sistema di relazioni istituzionali ed economiche che abbraccia tutti i settori della vita pubblica: dai politici ai professionisti, dagli intellettuali ai giornalisti, dagli imprenditori ai sindacati. Nessuno, a Roma come in Campania, vuole mettersi contro chi ha in mano milioni di voti. “Bassolino è in crisi, ma ha ancora un potere enorme”, commenta il filosofo Biagio De Giovanni, ex parlamentare europeo dei ds: “Un’egemonia che si fonda su corporazioni, lobby, complesse articolazioni del consenso. Il suo partito personale gestisce interessi giganteschi. Un simile monstrum non crolla in quattro e quattr’otto. E da garantista, non posso neanche augurarmi che cada sotto i colpi della magistratura”.

Il partito del Presidente
La strategia politica di Bassolino nasce nel 1993, dopo la vittoria su Alessandra Mussolini, ed è figlia di un appartato professore universitario che si è trasformato negli anni in uno degli uomini più influenti di Napoli: Mauro Calise, politologo, non ha (quasi) mai avuto incarichi ufficiali, ma è il consulente più ascoltato dal governatore. Ha un ruolo ombra che ne fa il demiurgo del partito del Presidente: sfruttando i nuovi poteri assegnati al sindaco, Bassolino e Calise tagliano fuori i partiti della maggioranza da ogni decisione reale. Il professore indica gli uomini giusti, arbitra le carriere e consiglia gli assetti delle giunte. La gestione della cosa pubblica è affidata solo a fedelissimi.

Il modello di Calise è mutuato dall’esperienza di Ross Perot, il magnate statunitense candidato alla Casa Bianca: sfruttando il vuoto di potere post-gaviano, la coppia riesce a imporre in città un presidenzialismo all’americana con forti connotati populistici. Vincenzo De Luca, sindaco ulivista di Salerno e da anni in cima alla lista dei nemici del governatore, ci va giù pesante: “Il risultato è che oggi ci troviamo di fronte a un sistema clientelare di massa. La Regione è gestita come una bottega privata. Non c’è alcuna attività del palazzo che non abbia il marchio della fedeltà, non troverà neanche un usciere che non sia legato alla sua corrente”.

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