Archivio per la categoria ‘amici di silvio’

Guzzanti ha concesso la fiducia al Governo.
E’ in questi momenti che si pesa la gente. Al momento cruciale. E’ tornato il signor Mitrokin, quelllo che a tutti costi doveva portare un osso al padrone. Dopo un lungo periodo di ritiro mignottocratico, dove ha chiamato porco silviuccio da capaci, gli ha riportato l’osso del voto di fiducia.
Antonio Razzi acclamato, anche scilipoti. Molti di loro dovranno rispondere alla magistratura, anzi proprio razzi ha fatto dichiarzazioni nel peroido di indecisione da codice penale. E’ su you tube.
Di queste istituzioni non mi fido. Il voto è relativo. Gli interessi e la volontà vera del nostro popolo non è certamente quella del duce che ci tiene in ostaggio da 4 lustri per salvarsi dal carcere.
Non mollerà, è potente, è il più ricco di italia, ha accumulato fortune occulte che nemmeno immaginiamo proprio all evenienza.
C’è poco da fare sono gli ultimi minuti ma la sensazione che mi pervade è di gran pessimismo. Mi aspetto da un momento all’altro l’annuncio che non è passata la sfiducia, seguo la diretta dalla camera con apprensione, ascolto i nomi uno per uno, e penso che ognuno d quei deputati non ci deve nulla. Deve tutto al padrone del partito che lo ha candidato, e non voterà mai di coscienza.
Tutto questo va cambiato. Non è possibile che questo popolo non riesce a capire chi è Berlusconi e cosa rappresenta.

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L’italietta di Silviuzzo da Capaci non finirà mai di stupirci. Del resto è facile non stupirci, basta fare due più due. Nessun capoparanza all’interno del parlamento può sentirsi al sicuro con questa legge elettorale. Il capo sceglie i suoi fedeli e li fa eleggere. Deputati e Senatori vengono scelti sulla base della loro capacità a dire “SI” (nel mondo Anglosassone li chiamano Yesmen). Non sono obbligati a rispettare un volere popolare, e nel mondo di Silviuzzo, dove ogni uomo ha il suo prezzo, questa situazione è devastante. Basta cambiare padrone.

Il 14 dicembre è la data faditica. Gli hanno concesso troppo tempo. In tutti questi giorni Silviuzzo ha messo in moto i suoi mezzi di propaganda, e striscia come un serpente tra gli animi avidi e corrotti di chi, invece, dovrebbe mantenere fermi i suoi principi, e mandare a casa quello che Guzzanti ha definito “IL PORCO”.

Tre, in movimento in queste ore. Il coordinatore Verdini (il signor menefrego di Napolitano), appunto, il tesoriere del Pdl Rocco Crimi e una seconda fila ma molto attiva, il campano Mario Pepe. La triade, stando alle informazioni acquisite da autorevoli fonti interne al partito, si muove a tenaglia sugli obiettivi, con funzioni e assunzioni di impegni diversificati. Al pari di Pepe, altri si muovono nell’acquario di Montecitorio. Daniela Santanché, per gli avversari il “Luciano Moggi” del calciomercato, e il ministro Elio Vito. Francesco Pionati e Saverio Romano sugli amici dell’Udc dal quale provengono.

Non vi è traccia, né mai ve ne sarà di passaggio di denaro. “I 350-400 mila euro di cui si parla è il corrispettivo in 3-5 anni di una consulenza col partito o col gruppo – racconta dietro anonimato chi ha ricevuto e rifiutato – Il sistema è collaudato: ti propongono di indicare il nome di un amico, un parente col quale stipulare subito il contratto, che si aggira attorno ai 100 mila euro lordi l’anno, per più anni”. Cosa ne faccia il “prestanome” del compenso, a chi giri quei soldi, non è affare dell’offerente. “La consulenza poi può passare a tuo nome a fine legislatura – continua nel racconto il deputato – in caso di mancata rielezione”. Perché la ricandidatura è la prima offerta avanzata, ma nessuno, nemmeno il leader può garantirla. Poche settimane fa Repubblica aveva pubblicato il contratto di consulenza col gruppo Pdl che due ex parlamentari transitati a Forza Italia a fine 2007, Marco Pottino e Albertino Gabana, hanno stipulato dopo la mancata rielezione. Compenso, tuttora percepito: “120.516 euro l’anno al lordo delle ritenute”.

 

 

Il sindaco di Roma, Alemanno

Image via Wikipedia

Il presunto scandalo è riferito agli ultimi due anni, ma Alemanno ordina un’inchiesta interna sull’ultimo decennio

ROMA (27 novembre) – Assunzioni sospette all’Atac, una vera e propria parentopoli con mogli, figli, generi di potenti della politica romana e anche una ex cubista. Il sindaco Gianni Alemanno ordina un’inchiesta e l’opposizione grida allo scandalo.

«In relazione agli articoli di stampa relativi all’azienda Atac, il sindaco di Roma Gianni Alemanno, ha dato mandato al nuovo amministratore delegato Maurizio Basile, di effettuare un’inchiesta interna per verificare la veridicità di quanto pubblicato, controllando i criteri di assunzione che sono stati utilizzati dalle precedenti amministrazioni nell’ultimo decennio. I risultati di questa verifica saranno presentati dall’amministratore delegato entro massimo 15 giorni, adottando le iniziative conseguenti. A gennaio sarà presentato il nuovo piano industriale di Atac attraverso il quale si garantirà il processo di riassetto dell’azienda di trasporto pubblico romano». Lo comunica l’Ufficio Stampa del Campidoglio.

Alemanno, insomma vuole capire cosa è successo
nell’azienda di trasporti romani da quando è sindaco ma anche cosa è successo negli ultimi dieci anni, cioè quando il capo dell’amministrazione capitolina era Walter Veltroni. Se il presunto scandalo coinvolgesse trasversalmente le due giunte, l’attuale opposizione non potrebbe alzare la voce come sta facendo ora. Per il Momento la parentopoli sarebbe una questione confinata negli ultimi due anni ma tra due settimane dovrebbe essere tutto più chiaro.

Valeriani: esposto alla Corte dei Conti. «È incredibile il declino non solo economico ma anche morale delle aziende del Gruppo Campidoglio oramai da due anni e mezzo. Dopo le note vicende in Ama adesso è la volta di Atac le cui 800 e passa assunzioni hanno fatto lievitare di circa 50 milioni di euro i costi dell’azienda. Di questa triste vicenda l’aspetto più rilevante che sembra emergere è la fitta rete di parentopoli e affiliati politici fino alla nota di colore di una cubista molto nota nei locali notturni romani. Mi auguro che al più presto Alemanno dica qualcosa. Tale situazione è così eclatante che sicuramente raccoglierà le attenzioni della Corte dei Conti ed io stesso preparerò un esposto». Lo dichiara in una nota il consigliere capitolino del Pd, Massimiliano Valeriani.

Miccoli: no all’aumento del biglietto in cambio di assunzioni di comodo. «Lo scandalo delle assunzioni di parenti e amici, e addirittura di una cubista nell’Atac di Alemanno è davvero vergognoso. Soprattutto perché l’azienda è a rischio fallimento e nei prossimi mesi il sindaco sarà costretto ad aumentare il biglietto ai romani per ripianare questo deficit. Ma il sindaco sappia che il Pd si batterà in ogni modo per evitare che i debiti dell’Atac causati da assunzioni vergognose, venga ripianato dai cittadini già tartassati dalle tasse di Alemanno e Berlusconi. Se i manager dell’Atac vogliono le cubiste se le paghino con i loro soldi». Lo afferma in una nota il coordinatore romano del Pd, Marco Miccoli.

Maruccio: insulto a tutti i romani. «Comincia ad essere chiara a tutti l’accezione che il centrodestra, e in particolare gli Alemanno boys, hanno del concetto di servizio pubblico: un luogo dove, a spese del pubblico, cioè tutti quanti noi, rendere un servizio a coniugi, parenti, figli, affini e conoscenti vari». Lo dichiara in una nota il segretario regionale dell’Italia dei Valori, Vincenzo Maruccio. «La risposta a tutti quelli che si chiedevano da dove venisse il deficit che sta portando l’Atac sull’orlo del fallimento, e in particolare a coloro che dai banchi della maggioranza comunale si sono affrettati a scaricare le colpe sulle giunte precedenti, è semplice: 854 assunzioni per chiamata diretta negli ultimi 2 anni, per un costo di 50 milioni di euro l’anno. Un insulto a tutti i romani, coloro che usufruiscono di mezzi pubblici sempre più scadenti».

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=128397&sez=HOME_ROMA

L’AQUILA – Le parole che fanno più male: «Un terremo­to così in California non avrebbe provocato nemmeno un morto». Le pronuncia Franco Barberi, presidente della Commissione grandi ri­schi. Poco prima il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialen­te, ha lanciato il suo allarme: «Qui sono cadute anche le ca­se nuove». E allora Barberi passa all’attacco: «Se è vero che anche edifici che avrebbe­ro dovuto essere costruiti in base alle normative antisismi­che hanno subito danni irra­gionevoli — spiega —, allora si pone il problema del con­trollo della qualità delle co­struzioni. In particolare per le strutture pubbliche e strategi­che: ospedali, scuole, edifici del governo». E invece: l’ospe­dale, un presidio che non do­vrebbe solo restare in piedi ma anche funzionare in emer­genza, è stato evacuato e di­chiarato inagibile. La Casa del­lo Studente, costruita a metà degli anni Sessanta è crollata. Come l’hotel «Duca degli Abruzzi», che non era in un palazzo di pietra antica ed è collassato, si è accartocciato su se stesso. O la chiesa di Tempera, a sette chilometri dall’Aquila, che era un edifi­cio moderno. E i tanti palazzi dei quartieri periferici, case da edilizia popolare, non abi­tazioni vecchie di secoli: con i muri crepati, gli androni in marmo sventrati.

Insomma, a L’Aquila non sono crollate sol­tanto le vecchie case in pietra del centro storico: il terremo­to ha distrutto o danneggiato in modo tale da renderli inabi­tabili anche palazzi moderni. Non è solo un problema del­l’Aquila né dell’Abruzzo, che pure è zona ad elevato rischio sismico. Secondo le ultime stime, in Italia ci sarebbero al­meno 75-80 mila edifici pub­blici da consolidare: 22 mila edifici scolastici sono in zone sismiche, 16 mila in zone ad alto rischio. Circa 9 mila non sono costruiti con criteri anti­sismici moderni. Gian Miche­le Calvi, ordinario di Costru­zione in zona sismica dell’Uni­versità di Pavia e presidente del Centro europeo di ricerca e formazione in ingegneria si­smica: «Se non investiamo nella messa in sicurezza degli edifici, continueremo ad ave­re morti. È scandaloso». Il Consiglio nazionale degli architetti invoca un piano ur­gente di messa in sicurezza di ampie parti delle nostre cit­tà. Il presidente degli inge­gneri, Paolo Stefanelli, spiega che «tutti gli edifici costruiti negli anni 50-60, a causa del tipo di cemento armato usa­to, sono a rischio sismico in un tempo che va dai 5 ai 30 anni. Lo abbiamo detto tante volte, inascoltati. A oggi man­ca ancora una norma che ren­da obbligatorio il monitorag­gio sul tempo di vita delle co­struzioni ».

Però manca dav­vero solo quella, perché di norme sull’edilizia antisismi­ca l’Italia ne ha quattro, tutte contemporaneamente in vi­gore. Il decreto ministeriale 16 gennaio 1996, intitolato «Norme tecniche per le co­struzioni in zona sismica» e seguito, dopo il terremoto del 2003 in Molise, dall’ordi­nanza della Protezione civile numero 3274, che ha rimap­pato e riqualificato il territo­rio nazionale, aggiungendo zone sismiche o elevandone la classe. E poi da altri due de­creti, uno del 2005, l’ultimo del 2008, che si chiama «Nuo­ve norme tecniche per le co­struzioni in zona sismica». Leggi tecniche, moderne. Poi ci sono le costruzioni. I progetti, i materiali usati, le strutture. Nelle case in cemen­to armato degli anni Sessanta si usavano i tondini a barra li­scia, oggi esistono quelli con barre ad aderenza migliorata, che legano meglio con il cal­cestruzzo. Chissà com’erano quelli della casa di via XX Set­tembre, nel centro dell’Aqui­la, che adesso è un mucchio di rovine alto due metri e mezzo.

Mario Porqueddu
Il presidente della Commissione grandi rischi: «Si pone il problema della qualità delle costruzioni» [Il corriere della Sera]

«Cadute anche le case nuove» Il bluff dei palazzi anti-sismici

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