Archivio per la categoria ‘Il caso Maurilia’

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«Scriverò io per primo alla Corte dei conti. Portare la croce delle “partecipate” e farmi additare ad esempio negativo, no…». Eccola, una delle 37 storie da raccontare sulle società “partecipate” della Regione, settore da riordinare, su cui è impegnata la giunta di Santa Lucia. Oltre 600 mila euro spesi in due anni per Maurilia, «società che non ha mai potuto produrre nulla – spiega il presidente in dismissione Geremia Gaudino – perché gli stessi enti che l´avevano creata non ne hanno mai tenuto conto».
Epilogo emblematico. Presidente senza più poltrona, Geremia Gaudino, ex assessore provinciale del Ppi, guidava la scatola vuota Maurilia: una delle 37 partecipate (51 per cento Regione, 49 Provincia), nata nel 2004 e sempre in perdita, da poco in liquidazione. Maurilia aveva per obiettivo «il recupero dei centri storici della provincia». L´unica cosa che ha coltivato è stato un Cda di 7 membri, compreso il capo, più tre revisori, più consulenti e collaboratori che nel gioco dei “fregoli” perenni della politica sono oggi revisori o membri in altri Cda. Repubblica è andata a trovare alcune di queste società. Maurilia, ma, su versanti del tutto distinti, anche Scabec e Recam.
Prima tappa, via Vicinale Santa Maria del Pianto, ottavo piano, uffici eleganti alla Torre 3 del Centro polifunzionale, in ascensore pure la filodiffusione. Sull´uscio la targa con frammento di architettura settecentesca, il fitto di tremila euro si paga ancora, anche se – lo raccontano gli impiegati di uffici sul pianerottolo – «quella porta non s´apre da mesi». E Gaudino: «In liquidazione: meglio così. Ma non vorrei essere capro espiatorio di un sistema di scatole semivuote, di obiettivi politico-sociali svuotati di significato e di occupazione di poltrone di cui tutti beneficiano». Aggiunge: «Avevamo un sogno: volevamo ripristinare tutta la scenografia del Miglio d´oro. Un´idea la cui realizzazione sarebbe costata 60 milioni di euro, è vero: ma ci eravamo alleati con una società privata che faceva recupero di fondi inutilizzati di vari Comuni; il nostro impegno era a costo zero». Non proprio zero, 22 mila euro lordi l´anno solo per il presidente. E poi? «Poi Regione e Provincia, i nostri azionisti, hanno preferito puntare su altro, far nascere cose analoghe, duplicati». Il capitale sociale di 500 mila euro risucchiato. Oggi, chiude Gaudino, «abbiamo accumulato faldoni, carte, progetti: ma dove li mettiamo?».
Altro aplomb all´isola E 7 del Centro direzionale, sobrio attivismo e signore (laureate) in riunione. È la Scabec (80 per cento della Regione) che si occupa di beni culturali, presidente è l´ex assessore comunale ds Roberto Cappabianca, ad Giovanna Barni: per scopo il coordinamento tecnico di Artecard, i servizi del Museo Madre, circa 200 mila euro di spese correnti, oltre 1 milione di capitale, centinaia di migliaia di euro per collaborazioni, consulenze. Settore strategico. Non bastava l´assessorato del dinamico Marco Di Lello? «Ma no, facciamo anche il coordinamento della newsletter di Artecard», la casella di posta elettronica. Inutile chiedere chiarimenti: i vertici fino a tardi sono «sempre in riunione». Guarda caso, tra i revisori c´è proprio uno dei consulenti in carico alla Maurilia.
Ultimo scottante caso: la Recam, i cui dipendenti anche ieri erano in piazza per la temuta sospensione degli stipendi. Costo mensile, 1 milione e mezzo di euro. E, a vedere la pulizia di alvei e dintorni, funziona poco. Nata per stabilizzare 340 lsu, i dipendenti sono passati presto a 400. Divenuto serbatoio elettorale equo: per centrosinistra e centrodestra. Prima era amministratore Enzo Rivellini di An, il solo direttore del personale costava 110 mila euro all´anno. Figura subito sostituita («Ora guadagna un terzo di prima») quando subentra la gestione dell´assessore di Prc, Gabriele. Oggi è in perdita, finiti i fondi dello Stato a sostegno degli lsu.

(25 ottobre 2006)

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