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L’italietta di Silviuzzo da Capaci non finirà mai di stupirci. Del resto è facile non stupirci, basta fare due più due. Nessun capoparanza all’interno del parlamento può sentirsi al sicuro con questa legge elettorale. Il capo sceglie i suoi fedeli e li fa eleggere. Deputati e Senatori vengono scelti sulla base della loro capacità a dire “SI” (nel mondo Anglosassone li chiamano Yesmen). Non sono obbligati a rispettare un volere popolare, e nel mondo di Silviuzzo, dove ogni uomo ha il suo prezzo, questa situazione è devastante. Basta cambiare padrone.

Il 14 dicembre è la data faditica. Gli hanno concesso troppo tempo. In tutti questi giorni Silviuzzo ha messo in moto i suoi mezzi di propaganda, e striscia come un serpente tra gli animi avidi e corrotti di chi, invece, dovrebbe mantenere fermi i suoi principi, e mandare a casa quello che Guzzanti ha definito “IL PORCO”.

Tre, in movimento in queste ore. Il coordinatore Verdini (il signor menefrego di Napolitano), appunto, il tesoriere del Pdl Rocco Crimi e una seconda fila ma molto attiva, il campano Mario Pepe. La triade, stando alle informazioni acquisite da autorevoli fonti interne al partito, si muove a tenaglia sugli obiettivi, con funzioni e assunzioni di impegni diversificati. Al pari di Pepe, altri si muovono nell’acquario di Montecitorio. Daniela Santanché, per gli avversari il “Luciano Moggi” del calciomercato, e il ministro Elio Vito. Francesco Pionati e Saverio Romano sugli amici dell’Udc dal quale provengono.

Non vi è traccia, né mai ve ne sarà di passaggio di denaro. “I 350-400 mila euro di cui si parla è il corrispettivo in 3-5 anni di una consulenza col partito o col gruppo – racconta dietro anonimato chi ha ricevuto e rifiutato – Il sistema è collaudato: ti propongono di indicare il nome di un amico, un parente col quale stipulare subito il contratto, che si aggira attorno ai 100 mila euro lordi l’anno, per più anni”. Cosa ne faccia il “prestanome” del compenso, a chi giri quei soldi, non è affare dell’offerente. “La consulenza poi può passare a tuo nome a fine legislatura – continua nel racconto il deputato – in caso di mancata rielezione”. Perché la ricandidatura è la prima offerta avanzata, ma nessuno, nemmeno il leader può garantirla. Poche settimane fa Repubblica aveva pubblicato il contratto di consulenza col gruppo Pdl che due ex parlamentari transitati a Forza Italia a fine 2007, Marco Pottino e Albertino Gabana, hanno stipulato dopo la mancata rielezione. Compenso, tuttora percepito: “120.516 euro l’anno al lordo delle ritenute”.

 

 

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